Credo «la» Chiesa (non «nella»)

Che cosa significa “credo la Chiesa”? Significa: credo che il mistero di Dio si è manifestato nel mondo mediante quella storia di rapporti che, iniziata con la creazione all’alba dei tempi, si è poi storicamente manifestata con la vocazione di Abramo e del popolo di Israele; si è compiuta nella persona e nella vicenda di Gesù, Verbo incarnato; è presente mediante lo Spirito della presenza continua del Crocifisso risorto in un popolo particolare, la Chiesa, come nel suo sacramento visibile; e avrà la sua pienezza alla fine dei tempi. Dio è entrato nella nostra storia attraverso una vicenda particolare, ma per significare e donare a tutti la buona notizia del suo amore gratuito e misericordioso.

Il Concilio Vaticano II ha espresso la modalità con cui Dio è entrato in rapporto con l’umanità: “Piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini, non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire un popolo che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse” (LG 9). E’ nella logica di Dio che ha parlato nella creazione e nei fatti dell’Antico Testamento, e nel Nuovo Testamento definitivamente nell’Incarnazione, che si ha una intelligenza profonda del Mistero della Chiesa, senza la quale la presenza del Signore risorto si ridurrebbe o alla memoria di un personaggio meraviglioso del passato da imitare moralisticamente o ad un essere ideale e non reale, impossibile da incontrare oggi e quindi senza la possibilità della fede, del nuovo orizzonte che salva. Che rapporto c’è tra il mistero dell’Incarnazione e il mistero della Chiesa? Il Vaticano II risponde al n.8 della Lumen gentium: “come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a Lui indissolubilmente unito, così in modo non dissimile, l’organismo sociale della Chiesa serve allo Spirito di Cristo che la vivifica, per la crescita del Corpo” (LG 8,1).

Questa visione ci difende da un duplice errore e ci mostra la verità della Chiesa. Non si può divinizzare la Chiesa, non si può dire “credo nella Chiesa” perché il nostro atto di fede non è la Chiesa, ma bensì Dio attraverso la Chiesa: ma non un dio qualsiasi, bensì quel Dio che possiede un volto umano a cui “è piaciuto nella sua bontà e sapienza, rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo nello Spirito santo hanno accesso al Padre e sono partecipi della vita divina” (DV 2). La Chiesa non deve essere né identificata ma nemmeno separata dal Signore risorto, ma unita a Lui che, in essa, è presente e operante e attraverso di essa porta ogni uomo alla salvezza: né identica, né separata ma unita nella distinzione. Proprio come lo sono due sposi (Ef 5,25-31) cioè complementari nella loro diversità. E’ l’incontro con Gesù risorto presente nella Chiesa, tra i suoi comunque ridotti, che fa accadere la fede e il nuovo orizzonte di vita. 

In che modo il Risorto, che soprattutto nella liturgia rende attuali i fatti e detti della sua esistenza storica che il vangelo memorizza per assimilarci a Lui, è sacramentalmente presente ed operante in questa che è la sua Chiesa? Centrale è quella modalità di presenza nella quale la struttura sacramentale della Chiesa raggiunge la sua sintesi e la logica dell’Incarnazione il suo vertice: la presenza eucaristica cui almeno la Domenica partecipare, la “meraviglia delle meraviglie” la chiama san Tommaso, “il compendio del Cattolicesimo” (Paul Claudel), il punto infinitamente sottile e pesante, nel quale si riassume come Parola di Dio e presenza eucaristica. Non a caso il Beato Giovanni Paolo II, in Tertio Millennio 55, ha scritto: “Il duemila sarà un anno eucaristico: nel sacramento dell’Eucaristia il Salvatore, incarnandosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua ad offrirsi come sorgente di vita divina”.

Questi sono gli elementi fondamentali della fede professata, celebrata, vissuta e pregate, da approfondire attraverso il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La Chiesa non se li conferisce da se stessa; è Cristo che, per mezzo dello Spirito Santo, concede alla sua Chiesa di essere una, santa, cattolica e apostolica… Soltanto la fede può riconoscere che la Chiesa trae tali caratteristiche dalla sua origine divina. Tuttavia le loro manifestazioni storiche sono segni che parlano chiaramente alla ragione umana”. La Chiesa – ricorda il Concilio Vaticano –, a causa della sua eminente santità […], della sua cattolica unità, della sua incrollabile stabilità, è per se stessa un grande e perenne motivo di credibilità e una irrefragabile testimonianza della sua missione divina ». (n.812).

Autore: Oliosi, Don GinoCuratore: Mangiarotti, Don Gabriele Fonte: Cultura Cattolica.it domenica 4 novembre 2012

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