Introduzione
Il ruolo di padre e madre responsabile comporta ancora e soprattutto un più profondo rapporto all’ordine morale chiamato oggettivo, stabilito da Dio e di cui la retta coscienza è vera interprete. L’esercizio responsabile della paternità e della maternità implica che i coniugi riconoscano i propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori (AL2).
Oggi è abbastanza scontato che durante il travaglio del parto sia accanto alla madre anche il padre. È un fatto positivo ed è segno concreto di attenzione e di condivisione per la donna e il nascituro voluto in un atto d’amore quale è l’amplesso fisico aperto alla vita. Giustamente l’esortazione apostolica sottolinea che «ogni bambino ha il diritto (già appena nato, ndr) di ricevere l’amore di una madre e di un padre, entrambi necessari per la sua maturazione integra e armoniosa» (AL16).
Il ruolo dei padri
«Si dice che la nostra società è una “società senza padri”. Nella cultura occidentale, la figura del padre sarebbe simbolicamente assente, distorta, sbiadita. Persino la virilità sembrerebbe messa in discussione» (AL17). Al contrario di quanto accadeva nel recente passato dove in molte famiglie vi era la figura del padre-padrone quale «censore della felicità dei figli e ostacolo all’emancipazione e all’autonomia dei giovani. Talvolta in alcune case regnava in passato l’autoritarismo, in certi casi addirittura la sopraffazione» (AL18).
Certamente la liberazione da questo autoritarismo è ovviamente un bene sia per la coppia sia per gli altri membri della famiglia. Dove c’è violenza psicologica o fisica certo l’amore lì è sepolto. Oggi però il ruolo della paternità nell’aspetto delle relazioni di famiglia è, diremmo, molto sbiadito. Purtroppo vi sono anche oggi dei padri-padroni che impongono per retaggi pseudo-religiosi un modus vivendi che impedisce una libertà di integrazione e anche di scelte di vita. Ma si tratta per la maggior parte dei casi o di persone “disturbate” o di integralismi importati da altre civiltà. In tal senso anche la comunità cristiana con il dialogo interreligioso può aiutare a crescere in un ruolo di paternità presente e rispettosa della dignità della donna e dei figli, pur nel rispetto della libertà religiosa che non può mai mortificare la libertà personale.
Il padre nella famiglia occidentale di oggi il più delle volte però, per voler evitare un senso eccessivo di autorità, abdica a certe certezze del suo ruolo di padre non facendo giungere ai figli quegli orientamenti sicuri capaci di forgiare quella rispettosa sicurezza che i figli hanno bisogno di ricevere dalla figura e presenza educativa del padre nel contesto della famiglia. «Non è sano – dice l’Amoris laetitia – che si scambino i ruoli tra genitori e figli: ciò danneggia l’adeguato processo di maturazione che i bambini hanno bisogno di compiere e nega loro un amore capace di orientarli e che li aiuti a maturare» (AL19).
Essere padri significa anche all’interno della famiglia essere «vicino alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori, fatiche e speranze… E vicino ai figli nella loro crescita: quando giocano e quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati, quando si esprimono e quando sono taciturni, quando osano e quando hanno paura, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada» (AL20). Questa è la presenza attenta e preziosa che affianca lo specifico della madre corroborandolo di quella specificità di dolce fortezza che genera nei figli confidenza sicura per un percorso di vita fatto di concretezza e di condivisione che sanno offrire fiducia anche nello smarrimento. Il vero ruolo del padre non è quello di essere giudice ma colui che sa indicare l’errore e prende per mano il figlio che si è smarrito. «I figli hanno bisogno di trovare un padre che li aspetta quando ritornano dai loro fallimenti. Faranno di tutto per non ammetterlo, per non darlo a vedere, ma ne hanno bisogno» (AL21).
Il ruolo delle madri
Non tutte le donne sono concretamente madri ma potenzialmente e attitudinalmente hanno in loro quel genio femminile che le rende indispensabili per la società (AL22) e per la vita stessa della famiglia dove la maternità è un dono concreto e accolto nell’amore. Nella famiglia la madre è colei che «protegge il bambino con la sua tenerezza e la sua compassione, lo aiuta a far emergere la fiducia, a sperimentare che il mondo è un luogo buono che lo accoglie, e questo permette di sviluppare un’autostima che favorisce la capacità di intimità e l’empatia» (AL23). La madre è colei che avendo portato nel grembo per diversi mesi il suo figlio/a ne ha sognato il volto e ha desiderato stringerlo/a al petto guardando il suo corpicino che si è formato da lei e in lei giorno dopo giorno. Questa esperienza della gravidanza legherà in modo singolare, a volte anche inconscio, mamma e figlio/a, tanto che nei momenti di difficoltà la madre si prodiga per i suoi figli sempre, comunque e dovunque, anche quando forse non lo meriterebbero.
Per la madre il figlio è sempre il suo amore anche se ha imboccato vie pericolose o dannose. «Una società senza madri sarebbe una società disumana, perché le madri sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale» (AL24). La madre è colei che accompagna i primi passi del bimbo, lo abitua a conoscere l’ambiente in cui è, risponde alle sue curiosità e gli offre il giusto suono per esprimere con le parole ciò che il bimbo indica o vuole. La mamma è il rifugio e la sicurezza del suo figlioletto/a. In braccio a lei il bimbo si sente sicuro e sul suo seno si addormenta sereno. La parola mamma è una tra le prime che il bambino/a dice e l’ultima che il figlio invoca prima di chiudere gli occhi in questa vita. «Le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico… Sono esse a testimoniare la bellezza della vita» (AL25).
Oggi il nostro vivere richiede che la donna esprima la propria dignità anche al di fuori della famiglia nel campo della scuola, del commercio, dell’industria, della politica, delle varie professioni e ciò a volte può essere una fatica e un percorso in salita per il rapporto con i figli. È più che opportuno se siamo consapevoli che «una società senza madri è disumana» (AL26), che nei campi dell’occupazione le istituzioni sappiano legiferare per garantire stabili opportunità nel dare serenità e tempo alla donna-madre, soprattutto nel periodo in cui i figli sono dall’infanzia all’adolescenza. Nel mondo del lavoro anzitutto è doveroso che venga presa in considerazione una equità economica circa il salario tra uomo e donna tenendo conto del suo ruolo altamente sociale a favore dell’intera umanità che ha la donna-madre. Una sottolineatura da non sottovalutare è anche quella che ricorda l’Amoris laetitia, della madre in rapporto alla religiosità del bambino: «Nelle prime preghiere, nei primi gesti di devozione che un bambino impara. Senza le madri, non solo non ci sarebbero nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo» (AL27).
Conclusione
Qui abbiamo voluto sottolineare il senso del ruolo sia del padre che della madre nelle famiglie. Una riflessione questa che certo, se “ruminata” saprà dare quella determinazione ed attenzione che ogni componente della famiglia deve fare propria.
