Famiglia comunità di tenerezza

Se la coppia, se due sposi imparano l’arte della tenerezza, imparano questo linguaggio carezzevole, se a loro volta sono tenerezza per i figli, ecco che la comunità familiare si edifica come comunità della tenerezza ad immagine, come spiegherò poi, della trinità. Ma bisogna che ci sia questa scelta di fondo. Sapete che l’educazione dei figli è come un triangolo rovesciato. E’ la relazione marito-moglie che educa i figli, se la relazione è di tenerezza già questo è educativo per i figli perché respirano la tenerezza. Se la relazione invece è conflittuale, di rabbia o ansiosa o triste questo respirano i figli. L’educazione è
un triangolo rovesciato e questo è fondamentale perché la comunità familiare si edifica su questo lievito fondamentale che è la tenerezza. E naturalmente il fondamento teologico della famiglia comunità di tenerezza va ricercato in quella che è la sorgente stessa della nostra fede, il mistero di Dio Amore, di Dio Trinità. Bisogna qui fare soltanto una piccolissima premessa.

Noi spesso diciamo le tre religioni monoteiste: ebraismo, islamismo e cristianesimo. E’ vero sono le religioni monoteiste, quelle del libro, ma c’è una bella differenza tra l’ebraismo e il musulmanesimo e il cristianesimo. Perché nell’ebraismo, nell’islamismo il Dio unico è un Dio solo. Nella visione cristiana, a partire da Gesù di Nazareth, e dal dono dello Spirito Santo, il Dio unico in sé stesso è un mistero di eterna comunione trinitaria. Come diceva San Agostino tra il Padre eterno amante, il Figlio eterno amato, lo Spirito Santo eterna amorevolezza del Padre e del Figlio. Dunque il Dio unico in sé stesso vive dall’eternità un eterno scambio: amante-amato-amorevolezza. E questo è il Dio Amore, il Dio Trinità a cui noi ci rivolgiamo ogni volta che preghiamo. Non è un io sono ma io-noi, un unico Dio che vive in sé stesso questo eterno scambio di dono, accoglienza, condivisione.

La coppia degli sposi, la coppia uomo-donna è l’immagine più alta che noi abbiamo su questa terra di questo mistero della trinità. Già a livello creaturale. Sappiamo dai racconti della Genesi che Dio creò l’uomo e la donna a sua immagine. Ad immagine di Dio li creò, maschio e femmina li creò. Dunque la dualità maschile e femminile è già una manifestazione, un riflesso dell’essere di Dio, dell’essere Dio come relazione in sé stesso. Quando la coppia, uomo-donna nel matrimonio si apre al dono della vita, lì abbiamo il massimo del riflesso trinitario. Si usa dire con un linguaggio un po’ rude, ma efficace, quando i due, marito e moglie, diventano uno, allora diventano tre. Almeno come apertura alla vita.

La novità poi del sacramento nuziale è di far sì che la coppia entri a far parte della comunità dei redenti, diventi dimora della Trinità, Chiesa domestica in cui c’è tutta la teologia della famiglia. Naturalmente questo lo si fa vivendo per primi la tenerezza di Dio nel proprio cuore, nella propria vita di coppia. Aprendosi quindi alla preghiera, alla contemplazione di Dio, della Sua parola. Se lo fanno loro per primi saranno felici loro e renderanno felici i loro figli.

Monsignor Carlo Rocchetta


“La presenza di Gesù si manifesta attraverso la tenerezza, le carezze, l’abbraccio di una mamma, di un padre, di un figlio. La famiglia è il luogo della tenerezza.”

(Papa Francesco)

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